La Dc risorge con Cuffaro

C’è spazio per la Democrazia Cristiana. Oggi più di ieri. L’ha capito Totò Cuffaro, che dopo aver chiuso con la politica – con le dimissioni da senatore, poco meno di dieci anni fa, in seguito alla condanna per favoreggiamento – torna in campo. In prima linea, fra l’altro. Ma ci tiene subito a mettere in chiaro una cosa: “Io non sono candidato, né candidabile. Mi hanno interdetto dai pubblici uffici. Questo è il mio lascito alle nuove generazioni”.

Dietro un “mi piace” su Facebook, però, si cela un incarico ufficiale: “Sono stato nominato commissario regionale di “questa” Democrazia Cristiana. Di cui fanno parte Luigi D’Agrò, Renato Grassi, Alberto Alessi. Quella dell’ultimo congresso. A cui una sentenza della Corte di Cassazione civile ha assegnato lo scudocrociato. E una sentenza non si discute. Gli altri partiti che vorrebbero appropriarsi dello scudo, piuttosto, discutono della validità di quel congresso. Ma è stato fatto vent’anni fa, quindi…”. Quindi è blindato, al sicuro. Cuffaro getta le fondamenta di questa avventura. “Sa che dopo l’approdo sui social mi hanno contattato migliaia di persone, compresi assessori e consiglieri comunali, per dirmi che vogliono farne parte?”.

Presidente, l’avevamo lasciata alla scuola di formazione. Perché questa (ritrovata) vena di competere?

“Ho messo in piedi una riflessione, che è subito diventata un ragionamento: cioè che in Sicilia c’è ancora un grande spazio che i moderati possono occupare. Ad Agrigento i tre candidati a sindaco più importanti erano moderati. Nella più grande città al voto, Marsala, ha vinto un moderato (Massimo Grillo). In questo momento la Dc è una grande emozione: noi vogliamo trasformarla in una realtà elettorale. E poi, mi lasci dire una cosa…”.

Prego.

“La Democrazia Cristiana sta soffrendo di una grande anomalia. L’idea sturziana vince dappertutto, mentre la Dc, che era l’incarnazione partitica dell’idea di Sturzo, è finita. E dopo aver dedicato 40 anni a difendere i valori sturziani, non posso lasciare che lo facciano altri”.

Al di là del voto delle Amministrative, c’è davvero un bisogno di Dc da colmare?

“Da parte di molte persone, nell’ultimo periodo, c’è ritrosia ad andare incontro ai populismi, dell’uno e dell’altro schieramento; inoltre, la gente è sfiduciata, perché non si sente più rappresentata dai partiti, e comunque non è più coinvolta nei processi della politica. Pensi che non può nemmeno scegliere i propri rappresentanti, che vengono indicati dall’alto. Questo malessere porta a una disaffezione: il risultato è che nessuno va più a votare”.

Vorreste colmare il desiderio, sopito, di tornare alle urne?

“Noi pensiamo a un’idea di partito antico, come è stata la Democrazia Cristiana, che abbia la forza e la capacità di parlare alle persone, di riaprire le sezioni, di celebrare i congressi e metterci la faccia. Che parli di valori. Io, a differenza del mio amico Micciché, penso che questo spazio ci sia, che la balena bianca non è morta. Che la politica non sia soltanto business, ma ideali”.

Quindi, a chi vi rivolgete?

“Innanzi tutto, ai 250 allievi della mia scuola di formazione. La Dc è uno strumento con cui potranno misurare il loro impegno politico. In questo momento siamo un po’ fermi a causa del Covid. Ma finita questa fase li ripoteremo in classe, insieme, perché la cosa più importante è socializzare, confrontarsi e, un domani, ritrovarsi all’interno delle amministrazioni. Il tempo c’è, e loro sono giovani. Dovranno fare l’esatto opposto di quello che ho fatto io 40 anni fa”.

Cioè?

“Noi abbiamo costruito un grande partito perché eravamo in mezzo alla gente e ci occupavamo dei bisogni della gente. Forse anche troppo… I ragazzi di oggi sono diversi e più liberi. Guardano a un partito fatto di valori, e non gliene frega nulla di avere un posto tramite raccomandazione. Preferiscono partecipare a un concorso e vincerlo. La Dc deve misurarsi con queste persone, non può più essere un partito di “scambio” come in passato. Anche se il voto di scambio, da parte nostra, era praticato in maniera artigianale. Oggi, invece, è tutto più industriale: guardi cosa è accaduto col reddito di cittadinanza. Legale, per l’amor di dio, ma pur sempre uno scambio. Nel nuovo partito vogliamo che si affermino quelli bravi, colti e meritevoli”.

Si ritiene la persona giusta a determinare questo cambiamento?

“Qualcuno dice che non lo sono, e magari avrà pure ragione. Ma non ho interessi e non sono l’utilizzatore finale: lo faccio per spirito di rivincita politica. Far rivivere la Democrazia Cristiana è la cosa più bella che posso immaginare”.

Come va la campagna sui social?

“In ventiquattr’ore abbiamo ottenuto tremila like. Vogliamo arrivare a 30 mila, poi cominceremo a strutturare il partito. Raccoglieremo le adesioni, faremo i segretari di sezione, i segretari provinciali, insomma tutto quello di cui un partito deve munirsi, ma che negli altri partiti – ad eccezione del Pd – non esiste. Nei partiti di adesso c’è il leader e nient’altro. Noi vogliamo che non ci sia un leader, ma che ci sia tutt’altro. Quando il Covid ci darà tregua, organizzeremo una manifestazione in cui i grandi della Dc ci ringrazieranno, e ringrazieranno i nostri ragazzi, per avere avuto il coraggio di riprendere il filo di una grande storia. La Democrazia Cristiana non può morire mentre vince la sua idea”.

Tra i big della politica siciliana, ha già scelto i suoi compagni d’avventura?

“Ci sono tante persone che non possono non stare all’interno di questa idea, nel senso che condividono con noi uno spazio moderato. Immagino che un pezzo di questo centro sia Idea Sicilia di Roberto Lagalla, o il Cantiere Popolare di Saverio Romano. Credo debba esserlo Italia Viva. E al di là delle cose che ha detto il coordinatore regionale Terrana, anche l’Udc dovrebbe farne parte”.

Terrana ha detto che lei e Romano non siete adeguati a rilanciare un partito.

“La nuova Dc non nasce con l’idea che “ora ci siamo noi e voi non siete nessuno”. Guai a escludere. E’ esattamente l’opposto: noi vogliamo includere, mettere insieme. Qualunque cosa abbia pensato Terrana, quel pensiero non mi appartiene. E comunque l’ho già rassicurato, dicendogli in un tweet che io sono il vecchio e lui il nuovo. Almeno sta tranquillo. Lo ripeto: non sto lavorando per me”.

L’Udc teme che questa operazione sia il trampolino di lancio per Saverio Romano alla presidenza della Regione o a sindaco di Palermo.

“Nessuno sta pensando di candidare nessuno, anche se Saverio può aspiravi legittimamente. Noi vogliamo contribuire a ricreare un’area moderata, e all’interno si deciderà chi è il migliore. Senza quest’area, i populisti di destra e di sinistra avranno vita facile. Ma intanto troviamo il modo di fare una cosa insieme. La mia Dc è anche una provocazione in questo senso. Tutto deve diventare centro”.

Presidente, un’ultima domanda da osservatore. Secondo lei il governo regionale come sta gestendo l’emergenza Covid?

“All’inizio, bene. Ma questa è una fase difficile e i contagi aumenteranno. Bisogna spingere con i mezzi e le risorse umane a disposizione. Accelerare sui tamponi: c’è gente che aspetta due settimane una prenotazione, così non ha senso. L’unica cosa che non serve è la polemica. E l’unico consiglio che posso dare è quello di avere più coraggio: per affrontare questioni delicate, non basta un disegno di legge”.

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